È vero che alcune gare sono riservate alle élite?
Una delle grandi bellezze della corsa risiede nella sua straordinaria democratizzazione. Alla maratona di New York, Berlino o Parigi, correte esattamente sullo stesso asfalto del detentore del record mondiale. Attraverserete gli stessi quartieri, soffrirete sulle stesse salite e taglierete lo stesso traguardo. È raro nello sport: immaginate di poter giocare una partita di tennis sul centrale di Roland-Garros subito dopo la finale!
Eppure, una voce persiste: alcune gare sarebbero club chiusi, inaccessibili agli amatori. Qual è la vera situazione?
Le fortezze inespugnabili: I campionati ufficiali
Cominciamo dall'ovvio: sì, alcune gare sono strettamente riservate alle élite.
È il caso dei Giochi Olimpici, dei Campionati del Mondo o dei campionati continentali. Qui non c'è pettorale per il grande pubblico. Per partecipare, bisogna essere selezionati dalla propria federazione nazionale e aver realizzato dei minimi (tempi qualificativi) spesso stratosferici.
- L'eccezione che conferma la regola: Per le Olimpiadi di Parigi 2024, la "Marathon Pour Tous" ha permesso a 20 024 amatori di correre il percorso olimpico la sera stessa della gara élite. Una prima storica!
Il filtro della performance: Boston e simili
Pur non essendo riservate ai "professionisti", alcune gare applicano una selezione drastica basata sulla performance. La Maratona di Boston ne è l'esempio più celebre. Per sperare di iscriversi, bisogna aver corso una maratona certificata al di sotto di un certo tempo (il famoso "Boston Qualifier" o BQ), che varia in base all'età e al genere.
Per un uomo di 18-34 anni, occorre ad esempio correre sotto le 3h00. È un livello da ottimo amatore, ma non è élite professionistica. È una barriera all'ingresso che crea prestigio, ma che rimane raggiungibile con (molto) allenamento.
Il filtro del caso e del portafoglio: Le Majors e l'Ultra-Trail
Altre gare sono teoricamente aperte a tutti, ma "riservate" in pratica a chi ha fortuna o mezzi economici.
- Il sorteggio (Lottery): Londra, Tokyo o la Western States (ultra-trail mitico) ricevono così tante domande che i pettorali vengono assegnati per estrazione. Che siate il corridore più lento o più veloce del mondo, decide la fortuna.
- Il sistema di punti (UTMB): Per l'Ultra-Trail du Mont-Blanc a Chamonix, non basta pagare. Bisogna aver terminato altre gare (le "Running Stones") per dimostrare la propria esperienza. Non è elitismo di velocità, ma elitismo di esperienza... e finanziario, perché accumulare queste gare di qualificazione costa caro in viaggi e iscrizioni.
La realtà sul campo: Uno sport massivamente inclusivo
Nonostante queste eccezioni notevoli, il 99% delle gare nel mondo è aperto a chiunque sia disposto a pagare il pettorale e presentare un certificato medico.
Meglio ancora, la tendenza attuale va verso l'iper-inclusività. I limiti di tempo (il tempo massimo per finire) sono sempre più ampi per accogliere camminatori e principianti. Distanze più corte (5 km, 10 km) vengono sistematicamente proposte a margine delle maratone perché la festa sia accessibile a tutti.
Conclusione: Le élite hanno i loro privilegi, ma la strada è di tutti
In definitiva, la "riserva" alle élite si vede soprattutto nei dettagli logistici:
- Partono davanti (il box élite) per non essere ostacolati.
- Hanno i propri rifornimenti personalizzati ai tavoli.
- Non pagano il pettorale (vengono addirittura pagati per venire!).
Ma una volta sparato il colpo di pistola, la distanza è la stessa. La pioggia bagna tutti allo stesso modo. E la medaglia finisher ha lo stesso peso al collo del primo e dell'ultimo. Questa è la magia del running.
